Gli uomini delegano a ChatGPT e Claude biografie, messaggi e proposta d’incontro, per le donne è quasi un tabù. Ma 9 utenti su 10 si ritoccano le foto

L’intelligenza artificiale è entrata nelle app di incontri e lo ha fatto con una doppia morale. È quanto emerge dall’inedita ricerca dell’Osservatorio Gleeden. Il 70% degli intervistati ha usato strumenti come ChatGPT o Claude: il 15% per migliorare il profilo, il 12% per scrivere o perfezionare i messaggi e il 43% per entrambi. Un ulteriore 7% non l’ha ancora fatto ma ci pensa. Solo il 24% esclude di farlo.

Il divario tra uomini e donne è netto:

  • Uomini: l’80% ha usato l’IA (51% per profilo e messaggi insieme) e solo il 13% la rifiuta.
  • Donne: il 58% l’ha usata (35% per entrambi gli scopi) e il 35% dichiara che non lo farebbe.

Per cosa si usa l’IA

Tra le finalità più ricorrenti troviamo:

  • Bio più accattivante: 55% (uomini 82%, donne 28%)
  • Messaggi di presentazione originali, basati sul profilo dell’altra persona: 47% (uomini 78%, donne 16%)
  • Conversazione più interessante: 28% (uomini 43%, donne 13%)
  • Rilanciare una chat che ha perso slancio: 17% (uomini 27%, donne 7%)
  • Trovare tempi e parole giusti per proporre un incontro privato in un luogo discreto: 18% (uomini 32%, donne 4%)
  • Mai usata l’IA per questi scopi: 28% (donne 42%, uomini 13%)

I risultati

Tra chi l’ha usata, gli uomini dichiarano benefici concreti:

  • Più messaggi da potenziali partner: 75% degli uomini contro 12% delle donne (totale 44%)
  • Conversazioni più lunghe e interessanti: 73% contro 17% (totale 45%)
  • Risposte più rapide: 56% contro 14% (totale 35%)

Il 97% delle donne non ha notato alcun miglioramento significativo, contro il 25% degli uomini (totale 61%).

Foto? Quasi tutti le ritoccano

Sulle immagini l’IA è praticamente universale: solo il 13% non ha mai ritoccato le proprie foto, a pari merito tra uomini e donne. Il 39% lo ha fatto sia per migliorare l’aspetto fisico sia per modificare lo sfondo o eliminare altre persone dallo scatto. Il 20% ha ritoccato solo l’aspetto fisico (donne 25%, uomini 15%) e il 29% solo lo sfondo o le persone presenti (uomini 35%, donne 22%).

Sommando le risposte, il ritocco dell’aspetto riguarda il 59% degli intervistati (65% delle donne, 52% degli uomini) e quello dello sfondo il 68% (72% degli uomini, 62% delle donne).

Il paradosso: chi la usa, non vuole riceverla

Alla domanda su come si sentirebbero scoprendo che i primi messaggi di una persona conosciuta sull’app sono stati generati dall’IA:

  • il 56% sarebbe deluso: il 22% molto, considerandolo una mancanza di rispetto, e il 34% abbastanza, perché preferisce la spontaneità. Le donne sono più severe (62%) degli uomini (50%);
  • il 24% ne sarebbe infastidito, ma senza dargli peso (uomini 32%, donne 16%);
  • solo il 20% non avrebbe problemi: il 17% purché i messaggi rispecchino le reali intenzioni della persona, il 3% in ogni caso.

Accettabile o no? Il Paese si spacca

Il 56% ritiene accettabile usare l’IA per profilo e messaggi, ma con sfumature:

  • il 38% dice sì purché serva solo a migliorare testi scritti personalmente (uomini 46%, donne 30%);
  • il 18% la considera uno strumento utile per presentarsi e comunicare meglio (uomini 22%, donne 13%).

Il 40% la boccia: il 27% perché compromette spontaneità e autenticità (donne 37%, uomini 17%) e il 13% perché la ritiene ingannevole verso l’altra persona (donne 16%, uomini 10%). Il 5% non sa.

Il commento

«I dati raccontano un paradosso: l’intelligenza artificiale è già un’abitudine anche nel dating, soprattutto per gli uomini; tuttavia, continuiamo a volere dall’altra persona autenticità – afferma Sybil Shiddell, country manager di Gleeden Italia –. Su Gleeden, dove discrezione e fiducia contano più che altrove, riteniamo che l’IA possa aiutare a rompere il ghiaccio, ma non debba mai sostituire la voce di chi scrive. Soprattutto se si tiene conto della forte avversione che traspare dalle risposte delle donne intervistate, molto più scettiche sia nell’adottare la tecnologia che nel perdonare chi la usa per corteggiarle. Se un chatbot può suggerire le parole, solo le persone possono dare significato a un incontro. Per questo continueremo a ricordare che il vero valore restano la spontaneità delle interazioni e la sincerità delle intenzioni».